Ozi statistici
L’Istat rivede il pil del terzo trimestre: da meno 0,1 a zero. Il calo già acquisito del 2013 passa da meno 1,9 a meno 1,8. Il decimale era stato oggetto di diatriba tra il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e l’istituto: per il governo la recessione si era fermata, per l’Istat no, e tutti ad aspettare il dato del quarto trimestre che arriverà all’inizio del prossimo anno. Non era una ripicca accademica, poiché la Commissione europea accetta solo i numeri Istat, e anche da quel decimale erano scaturite le critiche alla Legge di stabilità. Ora Saccomanni tuìtta: “Istat certifica lo stop della recessione. Ancora molta strada da fare ma la direzione è giusta”.
15 AGO 20

L’Istat rivede il pil del terzo trimestre: da meno 0,1 a zero. Il calo già acquisito del 2013 passa da meno 1,9 a meno 1,8. Il decimale era stato oggetto di diatriba tra il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e l’istituto: per il governo la recessione si era fermata, per l’Istat no, e tutti ad aspettare il dato del quarto trimestre che arriverà all’inizio del prossimo anno. Non era una ripicca accademica, poiché la Commissione europea accetta solo i numeri Istat, e anche da quel decimale erano scaturite le critiche alla Legge di stabilità. Ora Saccomanni tuìtta: “Istat certifica lo stop della recessione. Ancora molta strada da fare ma la direzione è giusta”. L’istituto pubblico riconosce che si interrompe la caduta iniziata due anni fa, ma “la fine della recessione non può ancora essere dichiarata, né è compito dell’Istat certificarlo”. In positivo di 0,5 anche la produzione industriale di ottobre, che però su base annua cala del 3,5 per cento, dopo il meno 6,4 nel 2012. Come noto, il governo Letta ha beneficiato appieno del sostegno della Banca centrale europea, unico driver forte dell’economia euro: ieri lo spread tra Btp e Bund è sceso a 223 punti, comunque più della Spagna, grazie anche al rialzo dei tassi sui titoli tedeschi che sono presi a riferimento. Mentre la ripresa (vera) di Stati Uniti e oriente favorisce l’export. Complessivamente nei primi dieci mesi del 2013 sono state presentate 1.726.898 domande di indennità di disoccupazione, in crescita del 31,2 per cento rispetto alle domande del 2012. Non sarà un decimale (che per ora nemmeno c’è) che dichiarerà finita la crisi. Con buona pace di Saccomanni ce ne vorranno almeno dieci di punti di pil da recuperare, e forse l’Italia sarà ancora in ritardo.